

Sei.

Stati Uniti, Asia, Africa.
e America latina negli anni Venti.


45. La catena di montaggio.

Da: H. Ford, La mia vita e la mia opera, La salamandra, Milano,
1980.

Uno dei principali fattori che favorirono l'espansione economica
degli Stati Uniti nel primo dopoguerra furono le innovazioni
tecnologiche ed organizzative e, fra queste, l'introduzione della
cosiddetta catena di montaggio. Basata sui principi
dell'organizzazione scientifica del lavoro, con essa era possibile
ridurre notevolmente i tempi di lavorazione e conseguentemente
aumentare la produttivit della manodopera, come risulta evidente
dal seguente passo, tratto dalle memorie di una delle figure pi
rappresentative dell'imprenditoria americana, Henry Ford, che,
grazie anche alla catena di montaggio, riusc a fare della sua
azienda la pi grande fabbrica di automobili del mondo.


Una automobile Ford, contando viti, dadi e tutto il resto, consta
di circa cinquecento parti. Alcuni pezzi sono assai voluminosi
mentre altri hanno quasi le dimensioni di parti di orologio. Nella
nostra prima forma di montaggio mettevamo insieme i vari pezzi
della macchina in un luogo qualunque, sul pavimento, mentre
l'operaio portava le parti cos come occorrevano, esattamente come
un muratore procede nel costruire una casa. Quando incominciammo a
costruire anche i pezzi, venne naturale la creazione di tanti
reparti nella fabbrica quanti erano i tipi di pezzi che dovevamo
fabbricare, ma normalmente un solo operaio doveva compiere tutte
le operazioni necessarie alla fabbricazione di ogni piccolo pezzo.
L'incalzare del ritmo produttivo rese necessario stabilire dei
piani di produzione per mezzo dei quali si evitasse che gli operai
si intralciassero a vicenda. Infatti l'operaio che non lavora
esclusivamente sul pezzo trascorre pi tempo a cercare i materiali
e gli strumenti che non a lavorare veramente; ed  per questo che
ha un salario basso: proprio in virt del fatto che il podismo non
 ritenuto un lavoro molto redditizio.
Compimmo il primo passo sulla strada che ci avrebbe condotto alla
linea di montaggio quando incominciammo ad adottare il principio
di procurare il lavoro agli uomini invece di concepire gli uomini
in funzione del lavoro. Noi ora seguiamo due principi generali nel
definire tutte le operazioni del processo produttivo: che ogni
lavoratore non deve mai essere costretto a fare pi di un passo
(e, se possibile, glielo si deve pure evitare) e che nessuno deve
mai lavorare in posizione ricurva.
I principi delle linee di montaggio sono i seguenti:
1. mettere gli strumenti e gli uomini in una sequenza di
operazioni tale che ciascun pezzo componente la linea, nel suo
processo di rifinimento, debba fare il minor percorso possibile;
2. usare carrelli o qualche altro mezzo di trasporto in modo tale
che quando un operaio ha completato le sue operazioni faccia
scivolare il pezzo sempre nello stesso posto - posto che deve
essere sempre il pi conveniente per le sue mani - e, se
possibile, la gravit stessa si incarichi di far giungere il pezzo
all'operaio successivo;
3. usare linee di montaggio a scivolo disposte in modo tale che le
varie parti da montare siano collocate ad una distanza
conveniente.
Il risultato della applicazione di questi principi saranno
principalmente due: all'operaio avrete di molto ridotto la
necessit di usare il cervello tanto quanto avrete portato al
minimo i suoi movimenti. Egli far quasi una sola cosa con un solo
movimento. [...].
Intorno al 1 aprile 1913 noi tentammo il primo esperimento di
linea di montaggio. E facemmo quel tentativo nel montaggio del
magnete volano. Dapprima facciamo ogni cosa assai in piccolo e,
appena ci accorgiamo che vi  un modo migliore di farla, ci
vogliamo sbarazzare subito dei vecchi metodi, ma ci rendiamo conto
in modo del tutto certo che il nuovo metodo diviene migliore del
vecchio prima che si faccia alcunch di drastico.
Credo che fu quella la prima linea in movimento mai installata.
L'idea, nella sua forma pi astratta, fu suggerita dall'asta aerea
usata dai macellai di Chicago per mettere in fila i pezzi di carne
di manzo. Prima, noi montavamo il magnete volno secondo il solito
metodo. Con un solo operaio che faceva tutto il lavoro potevamo
spuntare trentacinque-quaranta pezzi in una giornata lavorativa di
nove ore, vale a dire si impiegavano circa venti minuti nel
montaggio di ciascun pezzo. Dopo l'adozione del nuovo modo di
produrre, ci che quell'operaio faceva da solo venne suddiviso in
ventinove operazioni; ci comport il taglio dei tempi di
montaggio che scesero a tredici minuti e dieci secondi.
Successivamente, con un innalzamento di otto pollici del piano di
lavoro della linea - ci avvenne nel 1914 - apportammo un nuovo
taglio ai tempi di produzione: si raggiunsero i sette minuti.
Ulteriori sperimentazioni circa la velocit a cui doveva muovere
il pezzo nel corso del montaggio ci permise un nuovo taglio dei
tempi: fummo cos a cinque minuti. In breve, il risultato  stato
questo: per mezzo di una organizzazione scientifica del lavoro un
lavoratore pu ora fare qualcosa pi di quanto, comparativamente,
solo pochi anni fa potevano fare quattro lavoratori. Quella prima
linea di montaggio ci conferm l'efficienza del sistema produttivo
escogitato che ora noi usiamo dappertutto. Il montaggio del
motore, un tempo fatto da un solo lavoratore,  ora suddiviso in
ottantaquattro operazioni e questi uomini adesso fanno il lavoro
che prima era prodotto da squadre di operai tre volte pi
numerose. [...] Forse posso avere dato l'impressione che tutto ci
venne fuori tanto semplicemente e rapidamente quanto lo si pu
aver sentito raccontare, ma non  vero. La velocit di movimento
del lavoro, ad esempio, dovette essere accuratamente sperimentata;
nel montaggio del magnete volno dapprima si aveva una velocit di
sessanta pollici al minuto. Era troppo elevata. Successivamente
provammo con diciotto pollici al minuto. Questa volta era troppo
bassa. Finalmente, ci assestammo sui quarantacinque pollici al
minuto. Il principio base  comunque questo: l'operaio non deve
essere troppo sollecitato nel suo lavoro, deve perci avere ogni
secondo che gli  necessario, ma non gli si deve concedere un solo
secondo in pi.
